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7月2日

Stop ai bambini soldato. SUD 5° numero, APRILE.

STOP ai bambini soldatoIn data 20

 

 

 

Novembre del 1989, a New York è stata approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite La Convenzione sui diritti dell'infanzia, e resa esecutiva con legge 27 maggio 1991, n. 176,  ratificata da 191 Stati (con la sola eccezione di Somalia e Stati Uniti), essa rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell'infanzia. Lo scopo principale è quello di monitorare i bambini degli stati aderenti alla convenzione e quindi proteggerli da abusi, trascuratezza e violenze di ogni tipo, che ormai sono diventati il pane quotidiano di moltissimi bambini di tutti i paesi del mondo. La convenzione si occupa anche di arginare il più possibile un fenomeno troppo in espansione per lo squallore che rappresenta, ovvero l’arruolamento dei bambini negli eserciti per fronteggiare le guerre e gli scontri, praticamente una barbara evoluzione delle “guerre moderni”.

Questi piccoli sfortunati vengono praticamente strappati alle famiglie dei villaggi più poveri o reclutati dalle strade e portati nelle varie zone di addestramento. Centinaia di migliaia hanno combattuto nell'ultimo decennio, alcuni negli eserciti governativi, altri nelle armate di opposizione. La maggioranza di questi hanno da 15 a 18 anni ma ci sono reclute anche di 10 anni.  I piccoli soldati molte volte sono drogati per essere resi più forti e più coraggiosi, vengono anche scarificati sul petto e sulla fronte con coltelli o vetri rotti per marcarli e quindi per essere resi riconoscibili dai gruppi armati che li controllano, in seguito vengono addestrati nelle varie zone di guerra. Quindi vengono trattati  proprio come se fossero adulti  dimenticando che ad un bambino non si possono  mettere armi al collo e farlo combattere, perché è un comportamento che va contro ad ogni morale e contro ovviamente alla legge.

 Armi pesantissime, violenza, abusi ed un contesto degradato diventano quindi il quotidiano mondo di questi bambini ai quali è stata negata una infanzia e una vita normale. AI piccoli soldati che riescono a sopravvivere agli scontri violenti delle guerre rimane una tragica eredità, le orrende visioni di torture, uccisioni  e mutilazioni, i pesantissimi rumori degli spari, le grida dei nemici (a volte anche coetanei) rimangono nella testa e nel cuore di tutti loro, non è facile per nessuno ripristinare tutto e ricominciare a vivere, ma diventa ancora più difficile se a dimenticare deve essere un bambino, colpevole soltanto di essere nato in una zona del mondo cosi disgraziata.

 Praticamente segnati a vita dallo strazio della loro infanzia negata e quindi diventano difficilmente integrabili nella società, non vi sarà nessuna istruzione scolastica, anche perché i governi e le varie istituzioni dei paesi nei quali è presente il fenomeno non riescono o non vogliono  fronteggiare la situazione con interventi mirati lasciando nel più totale abbandono codesti bambini, sono loro i grandi assenti perché questo fenomeno è un chiaro segno di povertà e di degrado del territorio, dove la vita diventa una continua scommessa e la sopravvivenza si trasforma in sofferenza e dolore . Tuttavia esistono alcuni centri (purtroppo pochi), in questi paesi, gestiti da organizzazioni di volontari, che cercano in tutti i modi di evitare l’abbandono totale dei bambini ed aiutarli nel loro cammino di reintegrazione, ma purtroppo queste associazioni non coprono tutto il territorio colpito dal tragico fenomeno. Un grande aiuto per la reintegrazione dei bambini è dato dall’UNICEF, la più grande agenzia globale che tutela i diritti dell’infanzia. Questa agenzia da molti anni è presente in questi territori per allontanare i bambini dai gruppi armati e dagli eserciti, per assicurare loro un accesso ai servizi sanitari e sociali di base e per proporre progetti specifici rivolti alle bambine e alle ragazze che hanno subito violenza sessuale e alle giovani madri.

Molti Stati ancora oggi colpevolmente considerano  i bambini privi di diritto e sono considerati responsabilità dei propri genitori, ma quando questi piccoli sfortunati non hanno genitori sono costretti a vivere nella miseria e nella povertà, molte volte essi scappano dai propri villaggi per sfuggire agli abusi sessuali e ad ogni tipo di violenza. Vivono per strada la loro vita  e sono visti dagli Stati come dei vermi da eliminare, infatti vengono pestati e uccisi da gruppi autonominati.

 

 

 

 

Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Afghanistan, Uganda,  siria, Filippine, Sierra Leone, Costa D’avorio, Iraq, Sri Lanka  Liberia, Vietnam, Colombia …. Queste sono le principali zone nelle quali, con i recenti scontri, sono stati arruolati migliaia di bambini in eserciti o gruppi ribelli.

 Non dimentichiamo che ad essere arruolati non vi sono soltanto bambini di sesso maschile ma anche bambine, esse vengono arruolate  per i combattimenti negli scontri armati ma anche per poi essere molestate sessualmente, un vero e proprio squallore che non finisce mai.  

Secondo l’UNICEF, che vede il reclutamento dei bambini soldato come immorale e illegale, oggi nel mondo i bambini soldato sono circa 300.000.

L’UNICEF parla anche di vittime in tempi di pace, è possibile infatti morire in certi paesi soltanto passeggiando a causa delle mine antiuomo. Esistono ancora oggi circa 800.000 tonnellate di ordigni inesplosi e milioni di mine antiuomo sparse per i territori martoriati dalle guerre prima e dalle mine dopo, principalmente questi paesi sono:  l'Iraq, la Cambogia, l'Afghanistan, la Colombia e l'Angola; ma anche Vietnam (dove sono presenti ancora oggi 3.5 milioni di mine) e Sri Lanka. Secondo la Campagna nazionale per la messa al bando delle mine (ICBL) i morti ogni anno a causa di queste mine antiuomo sono  circa 20.000 e la maggior parte sono civili, tra i quali è enorme il numero di bambini.  Infatti questi ordigni bellici, a volte  molto piccoli e anche colorati attirano l’attenzione dei più piccoli venendo scambiati per giocattoli o oggetti comunque del tutto innocui. Ovviamente i bambini essendo più deboli degli adulti, una volta colpiti da questi ordigni, perdono la vita ancor prima di arrivare negli ospedali, e in molti casi queti decessi e questi ferimenti avvengono lontani dai propri villaggi e quindi lontani dalle famiglie.

Questa è la terribile realtà ereditata dalle guerre precedenti, un continuo massacro che giornalmente uccide o ferisce persone innocenti.

Un’ altra associazione che si occupa di operare in questi territori con aiuti umanitari, è l’indipendente e neutrale associazione italiana Emergency. Questa associazione si adopera soprattutto con assistenza medico-chirurgica, aiuta quindi i feriti di guerra, donne incinta, e anche feriti a causa delle mine antiuomo. Emergency per aiutare queste persone forma un personale locale altamente qualificato e con la costruzione di ospedali riesce ad aiutare molti feriti. Infatti sono tantissime le persone ferite da mine che si recano in questi ambulatori per farsi curare e per cercare di ricominciare a vivere, anche perché molti di questi feriti ha sempre bisogno di protesi per far fronte ad amputazioni di parti del corpo.

A questo punto il grande passo fatto nel 1989 con la convenzione sui diritti dell’infanzia ed in seguito con decreti opzionali  non può rimanere soltanto un evento e basta. Adesso tocca agli stati interni, spesso troppo assenti,  ad attuare interventi mirati e repentini perché il problema non va certo a diminuire. Ci vogliono istituzioni che siano più vicine alle problematiche di codesti bambini, perchè il problema è grande, fin troppo. Non si possono più chiudere gli occhi e andare avanti sempre, bisogna pensare ed agire per far ritrovare un sereno proseguo a questi piccoli sfortunati.

In queste situazioni i bambini dicono addio ai propri diritti e quindi non posso più far fronte ai bisogni primari dell’infanzia: giocare, ridere, parlare, mangiare, obbiettare ecc…

Dire addio a tutto ciò vuol dire dire addio alla vita.

 

 

Francesco Biuso